Carpino nero (ostrya carpinofolia scop)
È una pianta che vive nei terreni calcarei del sud est Europa, lagarmente diffuso in Italia dai 100m fino ai 1500m s.l.m. Ottimo produttore di tuber melanosporum che di tuber aestivum, ha un buon apparato radicale ricco di radichette secondarie. È una specie termofila, rustica, capace di sopportare lunghi periodi di siccità. E’ un albero alto in media 15-20 metri, con tronco diritto e regolare e chioma raccolta, allungata e leggermente conica. Ha radici superficiali e forma polloni, in particolare se tagliato. La corteccia è bruna scura, ruvida, non liscia come il carpino bianco, con lenticelle e fenditure verticali, si divide nel tempo in piccole squame rettangolari.
CURIOSITÁ SUL CARPINO NERO: Il carpino nero presenta un’entrata in produzione intermedia (solitamente tra il 4° e l’6° anno) ed è una specie pioniera eccellente per recuperare suoli marginali, rocciosi o degradati. Tende a creare pianelli molto evidenti e marcati. Possiede una notevole forza nell’apparato radicale, che gli garantisce una buona competitività contro i funghi inquinanti già presenti nel terreno.
Leccio (quercus ilex)
È una pianta sempreverde, predilige un clima mite, è una delle principali componenti della macchia mediterranea. Vive dal livello del mare fino a spingersi a quote superiori ai 1000m s.l.m. È un ottimo produttore di tuber melanosporum e tuber aestivum; a suo favore ha la prerogativa di contrarre in minor misura la simbiosi con funghi estranei.
CURIOSITÁ SUL LECCIO: Sebbene abbia una crescita lenta all’inizio, il leccio garantisce una produzione tartufigena estremamente longeva, che può durare diverse decine di anni. Grazie alla folta chioma sempreverde che ombreggia e mantiene l’umidità al suolo, e alla sua alta resistenza alla siccità, è la scelta d’elezione per le tartufaie del Centro-Sud Italia, rivelandosi formidabile per i terreni esposti a estati torride.
Roverella (quercus pubescens wild)
Diffusa in sud Europa, vive dal livello del mare a 1500m di altitudine. Su terreni vari come i marnosi, calcarei, silicei, poco fertili e aridi. È la pianta tartuficola per eccellenza, è capace di produrre tutte le varietà di tartufi, compreso il magnatum. Si calcola che i tartufi raccolti in Italia centrale nell’80% provengono da roverelle.
CURIOSITÁ SULLA ROVERELLA: È senza dubbio la regina indiscussa della tartuficoltura. Pur avendo tempi d’attesa più lunghi prima di entrare in produzione rispetto al nocciolo (spesso 5-6 anni), compensa con una longevità produttiva straordinaria (fino a 50 anni e oltre). È la specie più stabile, versatile e sicura per impianti a lungo termine, ed è fondamentale per ospitare il Tartufo Bianco Pregiato.
Cisto rosso (cistus incanus L.)
Di altezza variabile da circa 30cm ad oltre 1,5 metri, molto ramoso, assume un aspetto globoso. Vive prevalentemente in terreni calcarei, silicei, drenanti e ben esposti. L’apparato radicale è ricchissimo di radichette secondarie. Si micorriza molto bene tuber melanosporum ed aestivum.
l cisto rosso è noto per la sua capacità di formare una simbiosi micorrizica con funghi del genere Tuber, come il Tuber melanosporum (tartufo nero) e il Tuber aestivum (tartufo estivo). Questa relazione è fondamentale per la produzione di tartufi, poiché i funghi aiutano la pianta ad assorbire nutrienti dal suolo.
CURIOSITÁ SUL CISTO ROSSO: Il principale vantaggio del cisto rosso è la sua estrema precocità: può generare tartufi già dal 2° o 3° anno di impianto. Data la sua vita relativamente breve (10-15 anni), in tartuficoltura viene quasi sempre utilizzato come pianta di accompagnamento tra filari di querce. Serve a innescare rapidamente la produzione nell’impianto e a mantenere attivo l’inoculo nel terreno in attesa che le querce diventino produttive.
Pino domestico (Pinus pinea)
È il simbionte d’elezione per il tartufo bianchetto o marzuolo (Tuber borchii), adattandosi talvolta anche al tartufo estivo (Tuber aestivum). È fondamentale per impianti situati in zone costiere o su terreni molto sciolti e sabbiosi dove le latifoglie tradizionali faticano a svilupparsi. Ha tempi medi di entrata in produzione.
Pino d’Aleppo (Pinus halepensis)
Specie resistentissima all’aridità, eccezionale per terreni calcarei poveri e secchi. Forma ottime micorrize con il tartufo Scorzone (tuber aestivum) e con il tartufo bianchetto (Tuber borchii) e, in climi caldi e suoli appropriati, viene impiegato con successo per il tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum). Ottimo per rimboschimenti produttivi al Sud.
Cerro (Quercus cerris)
È una quercia a crescita vigorosa che predilige terreni sub-acidi, marnosi o argillosi, a differenza della roverella. Per questo motivo non è idonea al tartufo nero pregiato, ma si rivela un simbionte eccezionale per il tartufo estivo (Tuber aestivum). Nelle valli umide e profonde, è anche uno dei migliori produttori del Tartufo Bianco Pregiato (Tuber magnatum).
Corbezzolo (Arbutus unedo)
Arbusto tipico della macchia mediterranea che stringe simbiosi prevalentemente con il tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum) e quello estivo. Più che come produttore principale, viene sfruttato per aumentare la biodiversità della tartufaia, in quanto tollera benissimo le alte temperature e gli stress idrici prolungati.
Farnia (Quercus robur)
Quercia igrofila, cioè amante dell’acqua, perfetta per le pianure umide. Esige terreni profondi, freschi e ben drenati ma con alta disponibilità idrica. È in assoluto una delle piante madri principali per il Tartufo Bianco Pregiato (Tuber magnatum pico). Regala ottimi risultati anche con il tartufo nero liscio (Tuber macrosporum).
Castagno (Castanea sativa)
Presenta una particolarità importante: essendo una pianta fortemente acidofila, entra in conflitto con l’habitat tipico dei tartufi pregiati, che esigono suoli calcarei/alcalini. Tuttavia, in condizioni specifiche, può micorrizarsi con specie più tolleranti al pH sub-acido, come il tartufo estivo o il tartufo nero d’inverno (Tuber brumale). Resta una specie di nicchia per la tartuficoltura.
Noce Pecan (Carya illinoinensis)
Un’opzione altamente innovativa per le tartufaie moderne. Il noce pecan si micorriza ottimamente con il tartufo bianchetto (Tuber borchii) e il tartufo estivo (Tuber aestivum). Offre l’enorme vantaggio della “doppia coltura”, permettendo di raccogliere sia i tartufi che le pregiate noci pecan, massimizzando la redditività per ettaro. Richiede però suoli fertili, profondi e abbondanti irrigazioni.
Il nostro Vivaio
Le nostre piante micorizzate con tartufo sono prodotte secondo rigidi protocolli vivaistici.
Il semenzale (da seme, talea o micropropagazione), è preparato in substrato ad ambiente sterile;
ciò per impedire l’insediamento di funghi inquinanti prima della micorizzazione.
L’inoculo è costituito da tartufi di prima scelta acquistati da fornitori selezionati. Tutte le partite di tartufi acquistate per la micorizzazione vengono sottoposte ad accurate analisi per verificare: l’appartenenza alla specie desiderata, l’idoneità ed il grado di maturazione delle spore.




















